venerdì 30 luglio 2010
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Lavoro
Stipendi in salita, ma non basta
E' tempo di primi bilanci per l' economia italiana. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, le retribuzioni lorde sono aumentate del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2005: una crescita che diventa dell’1% se confrontata con il trimestre precedente. A comunicarlo è l’Istat che parla anche di un aumento contenuto per gli oneri sociali, a +3,4% rispetto ai primi tre mesi del 2005, grazie alla riduzione avvenuta all'inizio del 2006 di alcune specifiche aliquote contributive, principalmente quella relativa alla cassa unica assegni familiari.
Ma, sul mercato del lavoro italiano, si è pronunciato anche l’Ocse, nel suo Employment Outlook, che ridimensiona i dati dell’istituto di statistica. Al di là del record del primo trimestre, infatti, l’aumento dei salari, +0,5% nel 2005, si attesta al di sotto sia della crescita della produttività del lavoro, sia della media dei Paesi dell’Ocse. Brutte notizie arrivano anche dalla crescita occupazionale che dovrebbe rallentare: nel 2006 aumenterà dello 0,6% e nel 2007 solo dello 0,4%.
Numeri che ci vedono fanalino di coda sia se confrontati con la media dell’Ocse, +1,3% per il 2006 e +1,1% per il 2007, sia se considerano l’Ue a 15, dove le previsioni si attestano, rispettivamente, a +0,9% e +1,1%. E le cose non vanno meglio se ci limitiamo si fotografa la situazione dell'universo femminile.Il tasso di occupazione delle donne in Italia, nel 2005, era al 45,3%, contro il 56,1% della media Ocse e il 57,8% dell'Europa a 15. Al contrario, il tasso di disoccupazione in Italia supera il 10%, contro il 7% della media dei Paesi Ocse e il 9% dell'Europa a 15. Un primato ci spetta: insieme a Belgio, Olanda e Portogallo, siamo il Paese in cui il lavoro precario è cresciuto di più. Uno sviluppo che però gli italiani non apprezzano e “più della metà dei lavoratori – spiega l’Ocse – affermano di preferire un lavoro a tempo indeterminato”.
Quanto al tasso di disoccupazione, dopo il 7,8% del 2005, quest’anno si passerà al 7,7% per poi scendere al 7,6% nel 2007. Cifre che parlano dunque di una progressiva riduzione ma che non sono considerate soddisfacenti dall’Ocse. Una mano potrebbe arrivare dal taglio del cuneo fiscale ma, intanto, dobbiamo fare i conti anche con un altro problema: quello che ci vede tra i Paesi in cui è più forte la disparità lavorativa tra le varie regioni.